Francesco De Giorgio Ingegnere del software · Pisa Parliamone

Sito o app per la tua attività?

"Mi hanno detto che mi serve un'app" è una delle frasi che sento più spesso. Quasi sempre la risposta comincia con un'altra domanda: le persone che vuoi raggiungere ti conoscono già, o ti devono ancora trovare? Da lì in poi la scelta si fa quasi da sola. Questa guida ti accompagna fino a quel punto, anche se la conclusione è che l'app non ti serve.

La differenza

Il sito lo trovi, l'app te la devono voler installare

Dentro, sito e app si somigliano più di quanto sembri: spesso condividono lo stesso codice, lo stesso database, le stesse funzioni. La differenza che conta per la tua attività non è tecnica, è di distribuzione, ed è tutta qui: un sito lo raggiunge chiunque, anche chi non ti conosce, digitando su Google o toccando un link su WhatsApp; un'app la usa solo chi ha deciso di installarla, e per decidere di installarla deve già sapere chi sei.

Riletta due volte, questa frase risponde da sola alla maggior parte dei dubbi. Se il tuo problema è farti conoscere da persone nuove, l'app non lo tocca nemmeno: nessuno cerca sullo store il nome di un'attività di cui non ha mai sentito parlare. Se invece il tuo problema è far tornare più comodamente chi ti conosce già, l'app è lo strumento giusto: sta sulla schermata del telefono, si apre con un tocco e ricorda chi è la persona che la sta usando.

Quindi la domanda utile non è "sito o app". È: le persone che voglio raggiungere mi conoscono già? Se la risposta è no, si comincia dal sito. Se è sì, e tornano spesso, l'app entra in gioco.

Quando ha senso

Le quattro condizioni di un'app che vive

Le app che continuano a essere usate hanno quasi sempre tutte e quattro queste caratteristiche. Se ne riconosci una sola nella tua attività, di solito è presto.

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Le persone tornano

Un'app vive di clienti abituali. Chi porta il cane in spiaggia ci torna ogni settimana della stagione, chi ha l'ombrellone al mare pure: per questo Single Fin e Sunset Beach Club hanno senso come app. Un servizio che si usa una volta l'anno non merita spazio sul telefono di nessuno.

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Fanno sempre la stessa azione

Prenotare, ordinare, pagare, controllare uno stato. Quando l'azione è ripetuta, avere i dati già salvati e due tocchi al posto di dieci è un vantaggio vero, che si sente ogni volta. Se ogni visita è diversa dalla precedente, l'app non aggiunge niente a una pagina web fatta bene.

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Hai qualcosa da dire, davvero

La notifica è il vero superpotere di un'app: arriva senza che nessuno ti cerchi. Vale se comunichi cose utili, "il tuo ordine è pronto", "domani il mare è agitato, lido chiuso". Usata per pubblicità diventa il motivo numero uno per cui un'app viene disinstallata.

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Serve anche senza rete

In spiaggia, in montagna, dentro un capannone, la connessione va e viene: un'app può tenere in memoria quello che serve e sincronizzare dopo. Se i tuoi clienti la useranno sempre con il wi‑fi acceso, questa condizione non pesa sulla decisione.

Quando è uno spreco

L'app che nessuno apre costa più di quella che non hai fatto

Il caso più frequente è anche il più doloroso: un'attività che avrebbe bisogno di farsi trovare investe tutto in un'app. Il risultato è un'icona che vive su tre telefoni, quelli dei soci, mentre il problema di partenza resta identico: su Google non compare nessuno. Un'app non ti fa trovare. Un sito sì, e lo fa da subito e senza chiedere niente a chi arriva: se il tuo obiettivo è ricevere richieste da persone nuove, il posto dove mettere i soldi è la parte web.

Ci sono altre due situazioni in cui conviene rimandarla. La prima è quando il tuo servizio si usa una volta ogni tanto: un albergo prenotato una volta all'anno, un artigiano chiamato quando serve. Installare qualcosa per un'occasione sola è una barriera che quasi nessuno supera. La seconda è quando dovresti convincere le persone a installarla: se serve una campagna per far scaricare l'app, il costo del progetto non finisce con lo sviluppo, comincia lì.

E poi c'è il costo silenzioso. Un'app pubblicata va mantenuta anche quando non la usa nessuno: i sistemi operativi cambiano ogni anno e un'app ferma, prima o poi, smette di funzionare o sparisce dallo store. Prima di aprire quel capitolo, vale la pena essere sicuri che qualcuno la aprirà.

La terza risposta

La PWA, cioè il sito che si installa

Tra il sito e l'app c'è una terza strada che quasi nessuno racconta, perché è quella che si vende peggio: la PWA, cioè un sito costruito in modo che si possa installare sul telefono. Chi lo apre dal browser lo usa come un sito normale; chi vuole lo aggiunge alla schermata e da quel momento ha un'icona, una schermata piena senza barra del browser e la possibilità di funzionare anche con la rete debole. Senza passare dallo store.

Per un'attività piccola è spesso la risposta giusta, per tre motivi concreti. C'è una cosa sola da costruire e da mantenere, invece di un sito più due app. Una correzione va online quando la pubblico, non quando qualcuno la approva. E chi la usa non deve scaricare niente: apre un link ed è già dentro.

I limiti, per onestà, esistono. Su Android l'installazione viene proposta dal telefono, su iPhone si passa dal menu di condivisione di Safari e va spiegato, con due righe e uno screenshot. Alcune funzioni molto legate all'hardware restano territorio delle app native. E manca la presenza sullo store, che per certe attività conta come segnale di serietà. Il bello è che non è una scelta definitiva: Sunset Beach Club sta sugli store e funziona anche come PWA, dallo stesso progetto.

Gli store

Cosa comporta davvero pubblicare su App Store e Google Play

"La mettiamo sugli store" suona come l'ultimo passo, un caricamento e via. In realtà è un pezzo di progetto a sé, e va messo in conto prima di decidere, non dopo.

  • Servono gli account sviluppatore, uno per Apple e uno per Google. Non sono gratuiti, richiedono verifiche d'identità e vanno intestati alla tua attività, mai a chi sviluppa.
  • Serve la scheda dell'app: nome, descrizione, categoria, icona, screenshot in più formati di schermo e una politica sulla privacy pubblica e raggiungibile.
  • Serve superare la review. Apple e Google leggono davvero l'app: possono chiedere modifiche, chiarimenti su cosa fai con i dati, o rifiutare finché qualcosa non viene sistemato.
  • E poi non finisce. I sistemi operativi cambiano ogni anno, gli store alzano i requisiti minimi, e un'app che non viene aggiornata prima si comporta male e poi viene tolta.

Non è un elenco per spaventarti: è la parte che di solito mi prendo io, dagli account fino alla review, e l'ho fatta per Sunset Beach Club, Single Fin e FanMsn. L'unica cosa che ti chiedo è di saperlo prima: un'app pubblicata non è una consegna, è un impegno che dura. Se sei disposto a prendertelo, gli store danno qualcosa che il web non dà; se non lo sei, la PWA ti mette in mano quasi tutto il risultato senza quel peso.

Il caso più comune

Servono entrambi, ma non insieme

Nella maggior parte dei casi la risposta finale è che serviranno tutti e due. Quello che cambia il risultato è l'ordine, perché sito e app risolvono due problemi diversi: il sito porta persone nuove, l'app tiene comodi i clienti che tornano. Farli insieme, all'inizio, vuol dire pagare due cose per risolverne una.

L'esempio che uso più spesso è il Sunset Beach Club, a Palmi. Lì l'app è arrivata prima, nel 2019, e aveva perfettamente senso: c'era già una clientela affezionata che ogni weekend prenotava l'ombrellone e ordinava dal lettino, cioè gente che torna e ripete la stessa azione. Anni dopo è emerso il problema opposto: chi cerca una spiaggia in Calabria e non ha mai sentito nominare il Sunset non lo trova, perché non lo sta cercando. Quel problema un'app non lo risolve, e infatti nel 2025 è arrivato sunset‑palmi.it: il sito che intercetta chi cerca la spiaggia, racconta il posto in italiano e in inglese, e accompagna verso l'app chi poi diventa cliente abituale.

Per quasi tutte le attività l'ordine giusto è quello inverso rispetto al Sunset: prima il sito, che ti fa trovare e non chiede niente a chi arriva, poi l'app o la PWA, quando i dati ti mostrano le stesse persone tornare a fare la stessa cosa. Ha anche un vantaggio pratico: il sito produce le informazioni che servono per progettare bene l'app, invece di indovinare.

Domande

Quello che mi chiedono prima di decidere

Con l'app compaio sullo store e mi trovano di più, è vero?

Sullo store ti trova chi cerca il tuo nome, cioè chi ti conosce già. Nessuno cerca "pizzeria vicino a me" su App Store: lo cerca su Google e sulle mappe. Per farti trovare da persone nuove serve un sito fatto bene; l'app serve a far tornare più comodamente chi ti ha già trovato.

Meglio una PWA o un'app sugli store?

Se ti serve che i clienti prenotino, ordinino e paghino in modo comodo, la PWA fa quasi sempre lo stesso lavoro, senza review e con aggiornamenti immediati. Gli store hanno senso quando l'icona sullo store fa parte dell'immagine della tua attività o quando servono funzioni del telefono che il web non copre. Si possono fare entrambe le cose dallo stesso progetto: Sunset Beach Club sta sugli store e funziona anche come PWA.

Ho già un sito, aggiungere un'app ha senso?

Ha senso se guardando i dati vedi le stesse persone tornare a fare la stessa azione. Se invece il sito riceve poche visite, l'app non porta clienti nuovi: sposta attenzione e soldi lontano dalla parte che ti fa trovare, e il problema resta identico.

Costa più un'app o un sito?

Dipende dalle stesse variabili che valgono per un sito: quante cose deve fare, quanti contenuti servono, cosa deve parlare con cosa. Un'app aggiunge però due voci che un sito non ha: la pubblicazione sugli store e gli aggiornamenti obbligati quando cambiano i sistemi operativi. Come si compone un costo l'ho spiegato per esteso nell'altra guida.

08 · Parliamone

Prima
di decidere,
parliamone.

Raccontami chi sono i tuoi clienti e cosa vorresti che facessero. Ti rispondo entro 24 ore con una valutazione onesta, anche quando la conclusione è che l'app non ti serve e quei soldi rendono di più da un'altra parte.